Acquaforte

L’acquaforte è una tecnica calcografica indiretta, in cui l’incisione della matrice si ottiene mediante morsura, ossia immersione in acido.
La lastra, levigata e sgrassata, viene interamente ricoperta di una cera resistente all’azione dell’acido, e su di essa l’incisore traccia il disegno mediante uno strumento a punta. In questo modo viene scoperto il metallo solamente laddove l’acido dovrà mordere la matrice, lasciando invece protette dalla cera le zone che in stampa risulteranno bianche. La profondità dei solchi incisi dipenderà dai tempi della morsura, terminata la quale la matrice è ripulita dalla cera per essere inchiostrata. Dal momento che l’artista non deve incidere direttamente la lastra, ma solo scalfire la cera con una punta leggera, i segni delle acqueforti presentano un aspetto arrotondato e risultano liberi e spontanei, a differenza di quelli tracciati con le tecniche incisorie dirette.
Adottata dal XIV secolo per le decorazioni di armature, l’acquaforte come tecnica di stampa si diffonde tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Il Parmigianino (1503-1540) può considerarsi l’artista che più ha perfezionato la tecnica ai suoi inizi, avendone indagato il peculiare linguaggio dinamico. Il Seicento è un periodo d’oro per l’acquaforte, abbracciata da Federico Barocci (1535-1612), Guido Reni (1575-1642), José de Ribera (1591-1630), Salvator Rosa (1615-1673), Claude Lorrain (1600-1682), Jacques Callot (1592-1635), Rembrandt (1606-1669). Anche il Settecento vide grandi interpreti di questa tecnica, che dà mostra della sua versatilità e immense potenzialità: si pensi alle acqueforti di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), e a quelle di Francisco Goya (1746-1828). Dopo un declino nel primo Ottocento, la tecnica ritorna in auge alla fine del secolo, grazie alla francese Société des Aquafortistes e agli impressionisti. Da allora l’acquaforte non ha più conosciuto periodi di declino, con interpreti del calibro di Pablo Picasso (1881-1973), Henri Matisse (1869-1954), David Hockney (1937), e rimane tutt’oggi una delle tecniche incisorie maggiormente diffuse.

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